Piazza del Campo a Siena vista dall'alto
Il Palio di Siena

Il Palio non si spiega. Si vive.

Non è una rievocazione per turisti. È la festa più autentica d'Italia: una città intera che due volte l'anno torna al Medioevo, sul serio.

La corsa del Palio di Provenzano in Piazza del Campo
Le origini

Quattro secoli di corsa. E non è mai stata interrotta per moda.


La parola viene dal latino pallium: il drappo di stoffa preziosa che si dava in premio. Siena corre da sempre — nel Medioevo il Palio si faceva «alla lunga», attraverso le strade della città. Poi la corsa si spostò nel suo salotto: Piazza del Campo, «alla tonda», tre giri. È documentata così dal 1633, e da allora non è mai diventata una recita: il 2 luglio per la Madonna di Provenzano, il 16 agosto per l'Assunta.

Il premio è il Drappellone, un drappo di seta dipinto ogni volta da un artista diverso. I senesi, con quella tenerezza ruvida che li distingue, lo chiamano «il cencio» — lo straccio. Ma per quel cencio si piange, si trama e si aspetta anche una vita: non c'è denaro in palio, c'è l'onore. Che a Siena vale molto di più.

E quando il mondo offre un'occasione davvero irripetibile, Siena corre fuori calendario: sono i Palii straordinari — se ne corse persino uno per celebrare lo sbarco dell'uomo sulla Luna, nel 1969. Perché a Siena ogni cosa importante, per essere vera, deve passare dal Campo.

Il corteo del Palio di Siena del 18 agosto 1833 in un dipinto di Francesco Nenci del 1849
Il corteo del Palio del 18 agosto 1833, dipinto da Francesco Nenci nel 1849: due secoli fa, la piazza era già questa.
Le Contrade

Diciassette piccole patrie.


Aquila, Bruco, Chiocciola, Civetta, Drago, Giraffa, Istrice, Leocorno, Lupa, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva, Tartuca, Torre, Valdimontone. Ogni senese nasce in una contrada e le appartiene per tutta la vita: ha la sua chiesa, il suo museo, il suo battesimo, i suoi colori.

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Contrade
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Al canapo ogni Palio
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Giorni di festa
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Drappellone

Sette contrade corrono di diritto, tre vengono estratte a sorte.
Le rivalità durano da secoli. Le alleanze pure.

Paggio maggiore della contrada di Valdimontone nella Passeggiata Storica
La Passeggiata Storica

Due ore di Rinascimento, prima della tempesta.


Nel tardo pomeriggio, mentre la campana della Torre del Mangia — il Sunto — rintocca sulla piazza, la pista di tufo si trasforma in un palcoscenico: è la Passeggiata Storica, la memoria della Repubblica di Siena che rivive. Circa seicento figuranti sfilano in costumi rinascimentali, e non sono comparse: sono senesi delle contrade, e i costumi sono ricami e velluti custoditi come reliquie.

Aprono i vessilliferi e le cariche del Comune; poi, una dopo l'altra, tutte e diciassette le contrade — tamburino, alfieri con le bandiere, il duce con i paggi, il fantino a cavallo e il possente cavallo «di soprallasso». A ogni passaggio, gli alfieri eseguono la sbandierata: le bandiere salgono roteando verso le finestre, e da lassù sembrano salutare proprio voi.

Due dettagli che chi guarda dalla finestra non dimentica. Il primo viene prima del corteo: la carica dei Carabinieri a cavallo, sciabole sguainate, al galoppo sul tufo — la piazza intera che urla. Il secondo passa quasi in silenzio: tra le comparse sfilano anche le sei contrade soppresse, scomparse da secoli. Siena non dimentica nemmeno i propri morti.

Chiude il Carroccio trainato dai buoi bianchi, con il Drappellone che tra poco una sola contrada porterà a casa. Chi non è mai stato al Palio pensa che sia un'attesa. Chi c'è stato sa che è metà dello spettacolo — e dalla finestra non se ne perde un dettaglio.

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Figuranti in costume
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Ore di sfilata
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Contrade in corteo
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Carroccio col Drappellone
La Corsa

Tre giri. Novanta secondi. Un anno di attesa.


Chi arriva da fuori vede novanta secondi di corsa. Chi è nato qui vede l'ultimo atto di un dramma cominciato quattro giorni prima, alla Tratta, quando la sorte assegna i cavalli alle contrade. Perché al Palio il cavallo non si sceglie: si riceve. E da quel momento, è lui il re.

La benedizione del cavallo nella chiesa di contrada prima del Palio
Primo tempo

La benedizione

Il pomeriggio della corsa, il cavallo entra in chiesa. Sì: dentro la chiesa della contrada, tra i contradaioli in silenzio. Il sacerdote lo benedice e lo congeda con le parole più famose di Siena: «Vai, e torna vincitore!». E se il cavallo lascia un ricordo sul pavimento, nessuno si arrabbia: porta bene.

I cavalli schierati al canapo in attesa della mossa
Secondo tempo

La mossa

L'ordine al canapo è estratto a sorte e svelato solo all'ultimo. Nove cavalli entrano tra i due canapi; il decimo, quello di rincorsa, decide lui quando far scattare tutto. L'attesa può durare un attimo o un'ora, tra partenze false e nervi tesi — e intanto, si sussurra, i «partiti» tra i fantini si trattano fino all'ultimo istante.

I fantini a pelo lanciati nella corsa del Palio
Terzo tempo

Novanta secondi

I fantini montano a pelo, senza sella, con il nerbo in mano — che il regolamento consente di usare anche sugli avversari. La curva di San Martino, protetta dai materassoni, inghiotte i più audaci. E può vincere anche il cavallo «scosso», rimasto senza fantino: a Siena taglia il traguardo il cavallo, non l'uomo.

Un contradaiolo bacia il cavallo dopo la vittoria del Palio
Ultimo tempo

Dopo il bandierino

Al bandierino d'arrivo la piazza esplode e i vincitori piangono come bambini. Poi la contrada corre in chiesa — a Provenzano in luglio, in Duomo in agosto — a cantare il Te Deum di ringraziamento. Il cencio entra nel museo di contrada, e non ne uscirà mai più.

I cavalli in corsa sotto la Torre del Mangia
Sotto la Torre
Fantino della Civetta durante una prova
Le prove
Il gruppo lanciato nella corsa del Palio
La corsa
La folla in Piazza del Campo durante il Palio
La piazza
Piazza del Campo vista dalla Torre del Mangia
Dall'alto
Quello che le guide non dicono

Curiosità da contradaiolo.


Il Palio si capisce dai dettagli. Questi sono quelli che si imparano solo restando ad ascoltare, un bicchiere in mano, chi ce li racconta da una vita.

La «nonna»

La contrada che non vince da più tempo si guadagna un soprannome affettuoso e crudele: la nonna. Le rivali glielo ricordano a ogni occasione — finché un bandierino non cancella tutto, e la piazza intera lo sa prima ancora che il cavallo si fermi.

Il ciuccio in bocca

Dopo la vittoria vedrete adulti eleganti girare per Siena con un ciuccio da neonato in bocca. Non è follia: è teologia contradaiola. Vincere il Palio è rinascere, e chi rinasce è, letteralmente, un neonato.

Il cavallo capotavola

Alla Cena della Vittoria, migliaia di contradaioli a tavola nelle strade del rione. E al posto d'onore, capotavola, l'ospite più importante: il cavallo. È lui che ha vinto, e nessuno a Siena se lo dimentica.

Il barbaresco

Dal giorno della Tratta, il cavallo ha un'ombra: il barbaresco, il contradaiolo che lo accudisce, lo veglia e dorme accanto a lui nella stalla. Per quattro giorni, il suo mestiere è uno solo: proteggere il re.

Mercenari amatissimi

I fantini sono professionisti ingaggiati, quasi mai senesi, pagati profumatamente e battezzati con soprannomi che entrano nella leggenda — il più grande di tutti, Aceto, ha vinto quattordici Palii. Eroi se vincono. «Traditori», se la piazza sospetta che abbiano venduto la corsa.

Peggio che perdere

Per un contradaiolo c'è una sola cosa peggiore di non vincere: veder vincere la rivale. Le rivalità durano da secoli, si ereditano con il battesimo di contrada, e rendono ogni Palio una partita doppia: una si corre sul tufo, l'altra nel cuore.

Il Drappellone, il drappo dipinto che è il premio del Palio
Il «cencio» — Il Drappellone dipinto
La comparsa della contrada dell'Oca in costume durante il corteo
I colori di una vita — La comparsa dell'Oca
Domande frequenti

Quello che tutti chiedono.


Quando si corre il Palio di Siena?

Due volte l'anno: il 2 luglio (Palio di Provenzano) e il 16 agosto (Palio dell'Assunta). Nei tre giorni precedenti si svolgono la Tratta — l'assegnazione dei cavalli — e sei prove, tra cui la Prova Generale della vigilia.

Quanto dura la corsa?

Circa 90 secondi: tre giri di Piazza del Campo su una pista di tufo stesa per l'occasione. Vince il primo cavallo che taglia il traguardo — anche «scosso», cioè senza il suo fantino.

Dove si vede meglio il Palio?

Dall'alto. Le finestre, i balconi e le terrazze dei palazzi che circondano la piazza offrono la vista migliore: la pista a pochi metri, l'intera piazza nel campo visivo, l'ombra e il conforto di un palazzo privato. Sono pochissimi posti, riservati con mesi di anticipo: è esattamente ciò di cui ci occupiamo.

Cosa sono le contrade?

I 17 rioni storici della città: comunità vere, con confini, chiesa, museo, inno e battesimo propri. Non si scelgono: si ereditano, e si portano addosso per tutta la vita.

Cosa significa la parola «palio»?

Viene dal latino pallium, il drappo di stoffa preziosa dato in premio al vincitore. Ancora oggi il premio è solo quello: il Drappellone dipinto, che i senesi chiamano affettuosamente «il cencio». Nessun premio in denaro.

Cos'è la Passeggiata Storica?

Il grande corteo che precede la corsa: circa 600 figuranti in costume rinascimentale sfilano per circa due ore sulla pista di tufo — tutte e 17 le contrade con tamburini, alfieri e sbandierate, le cariche del Comune e infine il Carroccio trainato dai buoi con il Drappellone. Per chi assiste dalla finestra è parte integrante dello spettacolo, non un'attesa.

Si può assistere gratis?

Sì, dal centro della piazza. Ma significa entrare ore prima, restare in piedi sotto il sole d'estate tra decine di migliaia di persone, senza potersi muovere fino alla fine. È un'esperienza autentica — e faticosa. La finestra privata esiste per chi vuole la stessa emozione, con un altro comfort.

Le Finestre

Guardatelo da dove lo guardano i senesi.


Dodici affacci privati sulla piazza. Ognuno con un nome, una storia, una prospettiva.

Scopri le finestre